Capitolo 5

Desclaimer: Tutti i personaggi appartengono al sommo e divino Inoue. ^^

Ciao a tutte! Approfitto di questo fantastico forum per postare la mia fanfic. Qualcuno di voi l’avrà già letta, ma qualcun’altra no.^^ Un bacione a tutte!


Sembrava semplice

di Brinarap

Capitolo 5

La finestra del soggiorno era illuminata…perfetto…suo padre doveva essere li. Sarebbe dovuto solo entrare il più velocemente possibile, salire le scale di corsa e chiudersi nella sua stanza.
Ma in fondo….perchè lottare? Non aveva più senso ormai…niente aveva più senso.
Forse il trattamento che suo padre gli avrebbe riservato anche quella sera poteva aiutarlo veramente a dimenticare…o forse no…in fondo era stato suo padre a ridurlo così.
Salì i gradini lentamente e aprì la porta per entrare dentro casa.
Suo padre era seduto sulle scale…una bottiglia di rum piena per metà in mano.
“ciao papà…”
“ciao…figliolo…come è andata la scuola?” chiese con tono di falso interesse.
“bene…si…bene…” Nobunaga si lasciò cadere seduto accanto a lui…in attesa.
“come mai stasera non cerchi di scappare da me? Cos’è? Hai capito chi comanda?”
“…”
Suo padre lo osservò attentamente. Non era da lui sottomettersi così facilmente alle sue parole e pensò che fosse successo qualcosa a scuola.
“sei strano…di solito non ti comporti così…”
“sono solo stanco…”
“sarà..vieni qui…sai che sei molto sexy con i capelli sciolti…il mio bellissimo figlio sexy…” disse avvicinando le sue labbra a quelle del numero 10 del Ryonan. Kyota si lasciò baciare.
Odiava quando suo padre lo faceva e solitamente tentava di ribellarsi in tutte le maniere. Ma quella sera si lasciò accarezzare la bocca dalla lingua umida e viscida di quell’uomo. Si abbandonò a quella sensazione di disgusto che gli correva sotto la pelle e cercava di farlo reagire. Ma lui voleva solo lasciarsi andare…si sentiva tanto stanco e aveva tanto freddo.
Si abbandonò nelle braccia del padre che cominciò a spogliarlo lentamente.
Gli aprì la giacca della felpa e gliela sfilò con decisione. Poi lo adagiò a pancia in giù sulle scale e gli fece scendere i pantaloni e i boxer. Fu tutto veloce come al solito, veloce, ma non certo indolore. Carne nella carne, suo padre si muoveva velocemente dietro di lui strappandogli gemiti di dolore. Affondava veloce e preciso. Ormai conosceva quell’antro pieno di piacere, adorava accedervi violentemente, affondarci ansimando mentre stringeva le ciocche nere del suo bambino.
Kyota era abbandonato sui gradini, immobile, lo sguardo fisso sul legno polveroso, il dolore gli lacerava le viscere stordendolo.
L’uomo si sciolse dentro suo figlio e poi uscì dal suo corpo.
“ehi!!?” lo chiamò scuotendolo.
Il ragazzo non rispose, era crollato in un sonno profondo, provato dagli ultimi eventi di quel giorno.
L’uomo provò a versargli del rum in testa, ma questo non reagì. Decise allora di lasciarlo li…che diamine..suo figlio pesava e lui non era più così giovane e forte da riuscire a portarlo in braccio fino in camera sua.
Non lo avrebbe mai fatto…quella era la verità.
Si limitò a salire le scale per andare a dormire. Il giorno dopo doveva andare a lavorare..e voleva riposare..non aveva certo tempo per pensare a suo figlio…

Si fermò a pochi passi dalla porta di casa e sospirò mettendosi le mani in tasca. Un fremito gli scosse le membra e scoprì di avere paura….ancora…
Chiuse gli occhi e inspirò a fondo prima di avanzare e aprire la porta.
“sono qui…” pronunciò debolmente.
“vieni qui in soggiorno…”
Hanamichi sospirò e raggiunse il salotto velocemente. Seduto sul divano rosso sbiadito se ne stava un ragazzo. Era piuttosto alto, lunghe gambe muscolose e tornite, un pettorale ampio, grosso, potente. Lunghi capelli castani, leggermente mossi, incorniciavano un volto dai lineamenti duri. Una mascella squadrata, possente, messa in risalto da un sottile filo di barba, accompagnava due occhi castano scuro, freddi, leggermente arrossati.
Fumava una sigaretta dall’odore pungente.
Hanamichi si sedette sul tavolino davanti a lui e si passò una mano nei capelli.
“sei tornato tardi…” il ragazzo parlò avvolgendo il rossino in una nuvola di fumo.
“si..io…” Hanamichi tossì prima di continuare “gli allenamenti sono durati di più…”
“…voglio che torni prima…mi mancavi..” disse trascinandoselo sulle ginocchia. Gli prese violentemente la coppa con la mano e unì la sua bocca con quella di Hanamichi in un bacio violento e sensuale.
“piccolo…voglio baci…voglio te…” disse afferrandogli il cavallo dei pantaloni con cattiveria.
Hanamichi odiava quella violenza…e il loro rapporto si basava sulla violenza…ed era nato..con la violenza.
“Keji…Keji..aspetta…volevo..volevo fare una doccia prima…”
”no..non me ne frega..mi piaci cosi…ti voglio adesso…”
Hanamichi sospirò pesantemente e si lasciò condurre giù, verso il pavimento.
Keji era come impazzito. Si muoveva sul suo corpo avido e impaziente, violento e insaziabile. Gli mordeva il collo le spalle mentre lo privava dei vestiti velocemente.
Hanamichi avrebbe voluto urlare, piangere, gridare…gli stava facendo male…e presto gli avrebbe fatto ancora più male.
Si ritrovò a pancia in giù sul pavimento….L’affondo fu preciso e devastante. Il rossino gridò stringendo l’orlo del tappeto polveroso sul quale era steso.
“si si si…oh Hana..come sei stretto..si…” Keji si spingeva velocemente in quell’anfratto umido senza badare ai lamenti del ragazzo sotto di se.
Gridava forte…Hanamichi…gridava e stringeva il ruvido tessuto del tappeto nei suoi pugni.
Poi un’immagine si presentò violentemente alla sua mente….Kaede…Kaede e Akira…
-Kaede e Akira….- pensò sgranando gli occhi.
Kaede e Akira assieme.
Kaede e Akira al campetto.
Kaede e Akira a pranzo insieme.
Kaede e Akira che si baciano.
Kaede e Akira abbracciati.
Kaede e Akira a letto.
Sussultò violentemente e rilassò tutti i muscoli. Quel pensiero lo stordì. Chiuse gli occhi sentendo i sensi scivolare via, mentre il suo ragazzo ancora affondava in lui senza remore…come ogni giorno, da quel giorno maledetto.

Continua…

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