Capitolo 7

Desclaimer: Tutti i personaggi appartengono al sommo e divino Inoue. ^^

Ciao a tutte! Approfitto di questo fantastico forum per postare la mia fanfic. Qualcuno di voi l’avrà già letta, ma qualcun’altra no.^^ Un bacione a tutte!


Sembrava semplice

di Brinarap

Capitolo 7

“fallo!!!”
“ma che diavolo combini Kyota?!!!” urlò il capitano.
Il numero 10 si tirò su ringhiando. Aveva commesso l’ennesimo fallo della giornata. Su Jin.
Provava una rabbia indescrivibile per quel ragazzo. gli aveva rubato Maki. Il suo Maki.
Non poteva accettarlo, avrebbe lottato per ottenere l’amore del suo capitano.
Maki, gli occhi di Maki….pieni d’amore, ma non per lui.
Lo osservò aiutare il suo ragazzo, Jin, a rialzarsi da terra.
Lo fissò negli occhi quando lo vide avanzare verso di lui. Ma l’amore era stato sostituito dalla severità, in quello sguardo.
Il capitano scosse la testa e lo prese per l’orecchio.
“si vede che non stai bene…” disse allungando l’altra mano sulla sua fronte. Nobunaga però scostò la sua mano violentemente.
“che cazzo vuoi saperne??? Solo perché ho la fronte un po’ calda non significa che non sto bene!!!” urlò.
“calmati!!!” Maki lo riprese con freddezza.
“no!!!! Non mi calmo!!!!” continuò con tono di voce sempre più alto.
Tutta la squadra, allenatore compreso, si avvicinò alla matricola.
“ma che diavolo ti prende Kyota?? Sei impazzito!?” Takato gli si parò davanti.
“io vi odio tutti!!! Voi non mi capite!!! Non capite nulla!!! Tu!! Tu non capisci nulla!!! Andate tutti a fanculo!!!! Andate tutti a farvi fott…..”
Uno schiaffo fortissimo lo schiantò sul pavimento. Davanti a lui Maki, con la mano ancora rovesciata all’indietro.
Uno schiaffo. Uno schiaffo! Come quelli che gli riservava suo padre. Ben assestato, preciso, violento. Si portò una mano sopra la pelle offesa. L’aveva picchiato. Anche lui.
Incrociò lo sguardo di ogni componente della squadra.
Tutti lo guardavano strano, con odio. Si. No..gli sguardi d’odio no. Vi prego. Tutto ma non questo.
-tutto ma non gli sguardi carichi di odio…-
-e invece ti guardano…nei loro occhi l’odio..come tuo padre..quando ti ha incolpato della morte di tua madre..quando ti guarda mentre ti picchia…mentre ti scopa…-
-io…-
“va a casa..ne riparleremo domani..e parleremo anche della tua punizione..per aver mancato di rispetto a me, al tuo allenatore e al resto della squadra…”
Kyota si alzò tremando sulle gambe, lo sguardo basso, la guancia dolorante.
Non ebbe più il coraggio di guardare nessuno. Corse negli spogliatoi e, una volta afferrata la sua sacca, uscì senza cambiarsi, tanta era la voglia di fuggire da quel posto.
Tremava, tremava forte. Aveva tanta paura. Una paura incredibile. Maki aveva alzato le mani su di lui. Con cattiveria.
Corse a casa, corse più veloce del suo cuore, che batteva furioso contro il suo petto, avvelenato dal dolore per il gesto di Maki.

“Hanamichi è scatenato oggi…mi sembra molto più violento del solito…” osservò gravemente Akagi.
“ha già commesso tre falli…e la partita è cominciata da quindici minuti appena…” sussurrò Ayako pensierosa “non capisco cosa abbia…è da alcuni giorni che è strano…ieri sembrava non avere neanche forze per palleggiare..e oggi sembra un diavolo….”
Un fischio interruppe la loro discussione.
“fallo di Sakuragi su Rukawa!!!” urlò Fukuda da un lato del campo.
Il capitano e la manager si voltarono e osservarono i due ragazzi stesi uno sotto l’altro. I visi vicini. Hanamichi sopra Rukawa. Kaede sotto Sakuragi. Il rossino incrociò i suoi occhi malinconici in quelli gelidi della volpe. Avrebbe voluto attirarlo a se e baciarlo, baciarlo per tutta la notte.
-Kaede…sei così bello….così…kami…così speciale….Kaede..-
“Kaede….” Sussurrò. Agli occhi della volpe quel richiamo sembrò tanto una preghiera disperata, il sussurro del vento triste, il pianto di una madre.
Tuttavia il moretto ci mise poco a scansarlo con entrambe le mani, facendolo ruzzolare violentemente accanto a se.
“levati d’oaho!!!” sibilò.
“baka kitsun…”
Un colpo di tosse fece voltare tutti quanti verso l’uscio della palestra.
Keji se ne stava lascivamente appoggiato allo stipite. Sul viso il suo migliore sguardo gelido.
Hanamichi rabbrividì mentre lo vide avanzare sicuro nella palestra. Pensò che la mossa migliore fosse quello di raggiungerlo. Corse verso di lui sfoderando un sorriso stupendo.
“Keji…che ci fai qui?”
Uno schiaffò colpì la sua guancia destra così forte che lo mandò seduto sul pavimento.
I ragazzi del club trattennero il respiro increduli.
“ma…Ke…Kej…” gli occhi del rossino si riempirono velocemente di lacrime.
“che ore sono?”
“io..stavo per…”
“che ore sono?” tuonò il ragazzo.
“scusa..ma come ti permetti di entrare qui e…” sbottò Ayako sconvolta.
“silenzio….ti ho chiesto che ore sono Hanamichi…”
“lo so che è tardi..ma..ma..sai..”
Un altro schiaffo partì al suo indirizzo e centrò la stessa guancia offesa in precedenza.
La squadra dello Shohoku sussultò nuovamente.
“prendi la tua roba…veloce…e andiamo a casa..”
Il rossino annuì velocemente sussurrando uno “scusa” disperato e poi sparì correndo negli spogliatoi.
Keji incrociò le braccia soddisfatto e lanciò a Rukawa il suo migliore sguardo gelido.
La volpe sostenne il suo sguardo. Certo che quel ragazzo era inquietante. Gli ricordava tanto Tetsuo.
“ma chi ti credi di essere per venire qui e trattare così uno dei miei giocatori!!?? E nell’ora di allenamento soprattutto!!!” Urlò Akagi infuriato.
“hai proprio una bella faccia tosta..” lo criticò Myagi supportato dai cenni di assenso di Mitsui e Kogure.
Keji si limitò a guardarli con un sorriso beffardo dipinto sul volto.
“sono il suo ragazzo…” disse sicuro.
L’intera squadra dello Shohoku sgranò gli occhi mentre quelle parole rimbombavano pesanti tra i muri della palestra.
“il…il suo ragazzo..” sussurrò Kogure incredulo.
Gli sguardi si posarono su Hanamichi che rientrò a sguardo basso con i suoi vestiti in braccio e la sacca in spalla. Indossava ancora il completo da allenamento.
“sono pronto…” pigolò.
“bene…andiamo..” Keji lo afferrò per i capelli per dargli uno scossone in avanti.
Si allontanarono lentamente mentre fuori scendeva la neve candida.
Hanamichi volse un ultimo sguardo alla squadra. Lo stavano osservando preoccupati, con pena…si..tanta pena nei loro sguardi. Solo uno di loro manteneva la stessa freddezza e impassibilità di sempre….solo uno…Rukawa.
Hanamichi lo osservò a lungo con la testa voltata all’indietro, mentre Keji lo spingeva lungo la strada stringendogli il braccio.
-Salvami….- pregò – salvami…-

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