Capitolo 9

Desclaimer: Tutti i personaggi appartengono al sommo e divino Inoue. ^^

Ciao a tutte! Approfitto di questo fantastico forum per postare la mia fanfic. Qualcuno di voi l’avrà già letta, ma qualcun’altra no.^^ Un bacione a tutte!


Sembrava semplice

di Brinarap

Capitolo 9

Si passò stancamente una mano sul viso. Aveva caldo, tanto caldo…e tanto sonno. Camminava distrattamente tra i corridoi del Kainan, insieme a tutti gli altri studenti. Le lezioni erano appena finite. Inutile dire che aveva dormito fino al suono della campanella. Ma ai professori era chiaro che il ragazzo stava male e lui si era rifiutato di andare in infermeria numerose volte.
Gli insegnanti poi avevano preferito lasciarlo stare. E ora si dirigeva stancamente verso la palestra per cominciare gli allenamenti di basket.
Sospirò rumorosamente. Che cosa doveva aspettarsi? Maki aveva detto chiaramente che gli spettava una punizione per come si era comportato il giorno prima. Si fermo davanti alla porta bianca degli spogliatoi e posò una mano sulla maniglia. Prese fiato ed entrò.
“Buongiorno a tutti…” sussurrò.
“Ah..sei arrivato..” Maki lo osservò. Il volto pallido, i capelli davanti al viso e due occhi lucidi e tremendamente arrossati.
Kyota abbassò il viso imbarazzato e aprì il suo armadietto.
“Pensi di allenarti in queste condizioni?” Maki gli si accostò e chiuse l’armadietto con un tonfo metallico. I loro compagni di squadra si girarono verso di loro curiosi.
“Non ho scelta…c’è il..c’è l’incontro con lo Shohoku tra poco…”
“Non lo giocherai…e non farai neanche allenamento..visto che sei sospeso dal club di basket..per una settimana…” disse freddamente il capitano.
Kyota lo guardò interrogativo. Non capiva. Non riusciva a capire. La sua mente era offuscata, stanca.
“E’ la tua punizione per la tua sfuriata di ieri…”
“Ma…ma..capitano…io..per favore..io..mi dispiace…”
“No, non accetto scuse! Ti sei comportato male…hai dimostrato a tutti quanto sei viziato e ignorante…ora vattene…”
“Ma…”
“Subito!”
Kyota osservò uno a uno i suoi compagni di squadra. Poi, abbattuto, prese il suo borsone, e uscì dalla palestra.
Lacrime. Ancora lacrime. Solo Kami poteva sapere quante lacrime aveva versato fino a quel momento..troppe. E sembravano non aver fine. Quella agonia non sembrava aver fine.
Suo padre, la squadra, Maki.
Stava andando tutto a rotoli… Cercò nel borsone le sue pillole. Ne aveva disperatamente bisogno. Troppo dolore, e troppa lucidità mentale. Nonostante la febbre alta e il polso dolorante, i suoi pensieri erano ancora troppo concreti. Tirò fuori il flacone e svitò il tappo.
Vuoto.
Merda!!!
“merda..merda..merda!!!”
tirò su con il naso e si asciugò gli occhi umidi con la manica della giacca.
“Basta…basta..non ce la faccio più….” Si accucciò per terra, sulla neve, e si tirò i capelli scuri davanti agli occhi. Sentiva gli occhi della gente puntati sulla sua schiena. Piccoli, stupidi occhi della gente…chiusi..che non vedono la sofferenza se non in superficie. Piccoli, stupidi occhi dei suoi compagni, che non vedono il dolore se non in superficie. Grandi, dolci occhi di Maki, che non vedono l’amore, che non vedono la paura…che non vedono nulla in lui.
“Shinichi…Shinichi…non lasciarmi solo…”
Si strinse nel cappotto e si rialzò lentamente. Aveva un disperato bisogno delle sue pillole. Con le ultime forze raggiunse casa. Suo padre non c’era. Sua fortuna volle che fosse ancora al lavoro. Entrò di corsa, abbandonando le scarpe sul pianerottolo e inciampando nel folto tappeto dell’ingresso. Rovesciò l’attaccapanni e un bicchiere appoggiato sull’orlo del tavolo della cucina. Corse fino ad arrivare al frigorifero. Sapeva che li sopra c’era una vecchia scatola per biscotti. Ma il suo contenuto non aveva niente a che fare con i dolci di pastafrolla, conteneva invece i risparmi del padre, quei pochi miseri yen che l’uomo non sprecava per il bere.
“100…100..200…300…350…400….5,6,10…1000…1000 yen..1100…” Kyota contava i soldi freneticamente. Non bastavano..non bastavano!!! Ci volevano 2000 yen per riuscire a comprare gli antidolorifici. Decise di prenderli comunque. In qualche modo avrebbe fatto. Li contò nuovamente, come se non fosse sicuro di averli contati bene.
“100…200..300…4”
“Che diavolo stai facendo?”
Kyota si girò di scatto, trovandosi a pochi centimetri dal padre. Nascose i soldi dietro la schiena.
Mossa inutile, incredibilmente stupida. Suo padre ormai lo aveva colto con le mani nel sacco, o meglio, nella biscottiera.
“Nulla..” affermò agitato.
“Certo..nulla…si si..e i soldi che nascondi dietro la schiena?”
Suo padre avanzò minaccioso verso di lui. Aveva il fuoco negli occhi.
Il ragazzo si schiacciò contro il muro adiacente al frigorifero.
“Ti giuro, non stavo facendo nulla…”
Una sonora sberla gli fece cadere le banconote dalle mani, ancora nascoste dietro la schiena.
Fu incredibile…semplicemente incredibile.
Il leggero fruscio delle banconote che scivolano silenziose verso la moquette scura risuonò come un lampo a cielo terso.
“Bene…proprio bene…” sussurrò soddisfatto “mi stai prendendo per il culo ragazzino?”
Kyota abbassò la testa colpevole.
“Di nuovo..mi stai fregando i soldi…un’altra volta!!!” urlò l’uomo.
Il ragazzo si schiacciò contro di più contro la parete di mattoni intonacata, terrorizzato, semplicemente terrorizzato.
“Sono stanco..di te…sono stanco di tutto!!! Spenderei meno ad andare a puttane che a mantenere te!!! Sei un figlio schifoso, un figlio indegno!!!!”
Calde, grosse lacrime cominciarono a scorrere sulle guance del moretto.
“E non piangere!!! Non fai altro che piangere!!!”
Suo padre perse totalmente il lume della ragione. Cominciò a picchiarlo selvaggiamente, riempiendolo di calci e pugni, graffi e sberle.
“No!!! Papà ti prego!! Smettila!! No!! Nooo!!! Mi fai male!! basta!!!ti prego!!! Basta!!!!!”
La matricola del Kainan cercò di proteggersi con le braccia unite sopra la testa, ma era tutto inutile.
Suo padre non accennava a fermarsi nonostante le sue preghiere.
Fortunatamente suo padre si sbilanciò perdendo l’equilibrio e Kyota gli assestò un pugno sullo stomaco che lo fece cadere a terra.
“Fottuto…” annaspò l’uomo cercando di fermare il moretto che era scattato verso l’uscita. Allungò una mano e gli afferrò la caviglia facendolo schiantare al suolo.
…..crack…..
Fu tutto quello che Kyota sentì….un crack…un sinistro, quasi impercettibile, tremendo…crack..
Aprì gli occhi terrorizzato e si portò la mano davanti al viso. Il polso….si stava gonfiando sempre di più…diventando bluastro e sempre più…dolorante.
Osservò il padre con gli occhi gonfi di lacrime. Alla fine il suo polso aveva ceduto, spezzandosi.
Se lo portò vicino al petto, con fare protettivo, cercando di tenerlo il più fermo possibile.
“Se ti trovo a rubare ancora i soldi…ti butto fuori di casa..” sussurrò il padre.
Poi i suoi occhi si fecero ancora più cattivi “anzi…ti uccido…”

Continua…

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