Capitolo 6

DISCLAIMER: I personaggi, come sapete, non sono miei, ma del divino Takehiko Inoue.

Possiamo volare insieme

di Alessia1986

Capitolo 6

“Ciao Kaede, appena leggi questo messaggio potresti venire da me? Sono in palestra, mi raccomando è importante”

Ho appena lasciato un messaggio nella segreteria telefonica di Kaede. Lo so, sicuramente l’avrò disturbato e non mi vorrà vedere dopo che ieri me ne sono andato senza salutarlo, ma è una cosa importante.
Ho rimandato a lungo questo discorso perché ancora non c’era niente di sicuro, solo speranze, ma oggi mi hanno dato la risposta definitiva ed è giusto che ne parli con il mio ragazzo, anche perché in un certo modo è lui il diretto interessato.

FLASHBACK

Sono appena uscito da casa di Kaede e mi accorgo che è notte fonda…buia, nera, proprio come la mia anima ora. Non fa particolarmente freddo, ma c’è un leggero venticello che accarezza delicatamente i miei capelli.
Ora vorrei andarmene in un bar, ubriacarmi e non pensare più a niente. Ma non è da me, o meglio, non lo è da quando sto con lui.

Prima le mie giornate erano sempre uguali, basket, pesca e notti in giro per locali con i soliti amici in cerca di qualche bella ragazza… o ragazzo, per me è sempre stato indifferente. Poi un giorno mi sono innamorato di Kaede, dopo averlo visto giocare per la prima volta a basket. Era splendido, non avevo mai visto un ragazzo tanto bello… la divisa che indossava, poi, lo fasciava come una seconda pelle, mettendo in evidenza la sua figura snella.

Poco dopo venni a sapere che il ragazzo che avevo incontrato, altri non era che Kaede Rukawa, la matricola d’ora dello Shohoku. A metà Aprile me lo ritrovai come avversario durante l’amichevole con la nostra squadra, il Ryonan. Quel giorno potei constatare personalmente tutta la sua bravura, nonché uno spirito competitivo fuori dal comune.
In quell’occasione vincemmo noi, grazie a un mio canestro allo scadere. Conoscendolo, so quanto ci sia rimasto male, ma non lo diede assolutamente a vedere, come invece fece Sakuragi.

Forse fu proprio da quel giorno che ti accorgesti di me. Perché, diciamocelo amore, tu consideri le persone solo in base alla bravura che queste hanno nel basket.
Ancora mi ricordo tutte le nostre sfide nel campetto vicino casa tua; ogni volta che perdevi, poi, volevi assolutamente la rivincita. E non era importante se era già calata la notte e non riuscivi a vedere da un canestro all’altro, causa la scarsa illuminazione. Per te contava, “conta”, solo vincere, la sconfitta non è mai stata nel tuo DNA.
Sinceramente non pensavo che un giorno mi avresti guardato, non più come un avversario da battere, ma come un possibile amante. Al momento ero stato felice, ma ora, devo ammetterlo, ho paura. Per la prima volta nella mia vita, ho davvero paura…Ho paura di perderti, ho paura di svegliarmi e scoprire che era stata tutta una bella favola, ma soprattutto ho paura dei tuoi sentimenti per Sakuragi.

Sono ancora immerso nei miei pensieri, quando arrivo a casa. I miei oggi non ci sono, hanno ricevuto un invito da parte dei vicini, per un compleanno credo. Sarei dovuto andarci anche io con loro, ma ho rifiutato perché credevo che questa notte l’avrei passata con Kaede.

Senza accendere le luci del salone, mi dirigo direttamente in camera mia e mi sdraio sul letto, addormentandomi all’istante.

Dei tenui raggi solari penetrano dalla finestra leggermente aperta, rischiarando la stanza avvolta nell’ombra. I miei occhi si aprono lentamente, mentre tutto il mio essere registra che è appena mattina. Poso lo sguardo verso la sveglia e noto essere le sei.

È praticamente l’alba…

Invece di rimettermi a dormire, come avrei fatto in tutti gli altri giorni, mi alzo di malavoglia e vado a farmi una doccia. Quando esco dal bagno, mi accorgo d’aver fatto un po’ tardi e così, senza fare colazione, mi dirigo verso l’istituto.
Ora, nelle situazioni normali, non avrei tutta questa fretta di andare a scuola, ma oggi è un giorno particolare e devo essere lì prima che inizino le lezioni.

Dopo aver rischiato di essere investito non so più quante volte, finalmente arrivo davanti l’edificio scolastico, stremato dalla lunga corsa. Senza entrare in classe, mi dirigo direttamente in palestra, dove noto la figura dell’allenatore e di un’altra persona. Appena si accorgono della mia presenza, Taoka accenna un sorriso e io mi stupisco di vedere quell’espressione sul suo volto, soprattutto nei miei confronti. Di solito è perennemente arrabbiato con me, per qualsiasi cosa.

“Ben arrivato Sendoh, ti stavamo aspettando!” Mi dice con un’insolita gentilezza il mister.

Io non parlo, troppo ansioso di sapere l’esito dell’ “esame”, e mi volgo direttamente verso l’altra persona, che finora si è limitata a scrutarmi.
Deve capire la mia impazienza perché senza troppi preamboli inizia a parlare:

“Allora Sendoh, ti ho visto giocare nelle partite contro il Kainan e lo Shohoku e devo dire che è vero quello che si sente in giro sul tuo conto: hai un talento eccezionale. Però…” E si interrompe un attimo. Ecco, lo sapevo che c’era qualcosa che non andava… “…sono rimasto letteralmente folgorato vedendoti giocare nelle amichevoli con la nazionale juniores.”

“Cosa?” Non capisco, non mi sembra di aver fatto niente di eccezionale.

Come se mi avesse letto nel pensiero, riprende a parlare:

“Non è tanto il tuo modo di giocare ad avermi impressionato in quelle partite, quanto la tua sincronia con Kaede Rukawa, l’ex matricola dello Shohoku. Siete una coppia imbattibile, sono certo che insieme riuscirete a sfondare in America. Per questo vi voglio tutti e due con me, nella stessa squadra”:

“………” Io non ho parole. Speravo mi prendessero, ma non credevo di avere l’occasione di giocare addirittura insieme a Kaede.

“Naturalmente vi trasferirete immediatamente” Continua lui, interrompendo i miei pensieri “siete ancora in tempo per partecipare al campionato che si sta svolgendo in questo periodo. Domani passerò anche al liceo Shohoku per parlare con l’allenatore di Rukawa e col giocatore. Se durante il giorno hai occasione di vederlo, però, accennagli a questa mia proposta così domani mi darà subito una risposta”.

“Va bene, glielo dirò”. Ribatto io, ancora incredulo.

“Perfetto. Allora noi ci vediamo nei prossimi giorni per discutere bene del contratto. Oggi ero solo venuto per informarti delle mie scelte. Arrivederci”.

“Arrivederci. Signor…?” Cazzo, mi sono dimenticato anche come si chiama…

“Paul Soars”

“Allora arrivederci signor Soars”.

Dopo aver fatto un leggero inchino, in segno di saluto, lascia la palestra accompagnato dal mister.

FINE FLASHBACK

Ora sono qui, all’entrata della scuola, ad aspettare Kaede. Quando mi convinco che ormai non verrà più, sento in lontananza suoni di clacson e urla di automobilisti.

Bene, è arrivato.

Alzo lo sguardo e lo vedo sbucare da una curva, con la sua solita aria addormentata.

Mmm…ha decisamente qualcosa che non va. Non è da lui restare sveglio mentre è su quella bicicletta rosa.

Appena arriva, si ferma davanti al cancello e mi saluta con il suo solito “Hn”. Devo dire che un po’ ci rimango male. Certo, non mi aspettavo, ne pretendevo, mi baciasse davanti a tutti, ma almeno un ciao poteva sforzarsi di dirlo.
Quando vede il mio sguardo indurirsi e il mio solito sorriso spegnersi, capisce di essere stato un po’ troppo freddo. La sua espressione si fa più dolce e mi invita a salire. Io lo guardo confuso e allo stesso tempo spaventato. Non vorrà mica farmi salire sulla sua bicicletta, vero? Vorrei vivere qualche altro anno…
Purtroppo, però, i miei sospetti sono più che fondati perché mi dice:

“Dai sali, andiamo a parlare in un posto più tranquillo”.

Solo ora mi accorgo di essere circondato dagli sguardi adoranti di tutte le ragazzine della scuola. Intervallano la loro attenzione tra me e Kaede, estasiate dal vederci così vicino e per giunta insieme. Un paio della mia classe mi vengono incontro sorridenti e io la saluto affettuosamente. Quando rialzo lo sguardo, però, noto due occhi di ghiaccio fissare me e le due ragazze che mi sono vicino.
Senza dire niente, allora, mi decido finalmente a salire sulla sua bicicletta.

Quando ci siamo allontanati di qualche metro, inizio a parlare:

“Non sarai mica geloso?” gli dico sorridente.

“Io geloso? Tsk…Non dire cazzate Akira!” Mi risponde lui, più arrabbiato del solito.

Questa volta decido di non ribattere e di lasciare a lui l’ultima parola. Sono contento che si sia infastidito vedendomi abbracciare quelle ragazze, vuol dire che un po’ a me ci tiene.

“Si può sapere che hai da ridere?” Continua Kaede, sentendomi sghignazzare contro la sua schiena.

“Niente niente. Dai, fermati qui che poco più avanti c’è un parco. La mattina non ci dovrebbe essere nessuno”.

Dopo qualche minuto siamo entrambi sdraiati sul prato. Anche oggi la giornata non è molto fredda. Il cielo è ricoperto di nuvole, ma non credo si metterà a piovere.
Volgo lo sguardo verso Kaede e mi accorgo che, contrariamente alle mie previsioni, non si è addormentato. Sentendosi osservato, si gira dalla mia parte e, con un movimento fulmineo, mi bacia.
All’inizio rimango un po’ spiazzato, ma quando sento la sua lingua accarezzarmi le labbra per chiedermi accesso, trasformo quel semplice sfiorarsi in un bacio passionale. Quando ci stacchiamo, sono io il primo a parlare:

“E questo cos’era?” gli domando, riferendomi al suo gesto.

Lui, dopo avermi lanciato un’occhiata maliziosa, risponde:

“Secondo te? Io lo chiamo bacio…”

“lo so che era un bacio… Ma perché l’hai fatto? Di solito sono sempre io chmmmmpf”

Prima che possa finire la frase, però, vengo interrotto dalle sue labbra premute di nuovo sulle mia. Sento una sua mano accarezzarmi i capelli e quando si alza leggermente da me riprende a parlare:

“Era per chiederti scusa per come mi sono comportato ieri”.

“Allora diciamo che per farti perdonare dovrai sforzarti un po’ di più” rispondo io, guardandolo a mia volta con malizia.

Prima che parta all’assalto, però, continuo:

“Ora ti devo parlare, poi penseremo al resto. Stammi bene a sentire, è una cosa seria”

E così gli racconto tutto, partendo da aprile, quando un supervisore americano era venuto a vedermi giocare, su consiglio di Taoka. Gli racconto della possibilità di giocare negli USA e, infine, l’incontro di questa mattina.

Kaede rimane in silenzio ad ascoltare ogni mia parola. Solo dopo aver terminato, si decide a parlare:

“Ho capito bene? Questo signor Soars vuole portarci in America con lui?”

Io sorrido, di fronte al suo sguardo incredulo e gli ripeto quello che mi ha detto il supervisore:

“Si Kaede, è proprio così. Giocheremo in un college statunitense importante e poi potremo sfondare nell’NBA. Insieme!”

A quest’ultima parola, lo vedo stringere i pugni e alzarsi in piedi di scatto.

“Ma che hai? Non sei contento?” gli domando, spiazzato da questa sua reazione.

“Si che sono contento idiota. Hai detto che domani viene in palestra, vero?”

“Si, per parlare con il signor Anzai e con te”.

“Allora a domani”. E detto ciò, se ne va senza degnarmi di uno sguardo.


Nel prossimo capitolo si spiegherà bene la reazione “strana” di Rukawa, anche se penso sia facilmente intuibile.

Non so perchè il quinto e sesto capitolo me li metta insieme….
Va bè, non fa niente.

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